Come investire e proteggersi con gli strumenti derivati

Lo strumento derivato o semplicemente derivato (in inglese derivative) in finanza è un contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse o anche materie prime).

Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono la copertura da un rischio finanziario (detta hedging), l’arbitraggio (ossia l’acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione.

Le variabili alla base della quotazione dei titoli derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura: può trattarsi di azioni, di obbligazioni, indici finanziari, di commodity come il petrolio o anche di un altro derivato, ma esistono derivati basati sulle più diverse variabili, perfino sulla quantità di neve caduta in una determinata zona, o sulle precipitazioni in genere.

I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati finanziari, e soprattutto in mercati al di fuori dei centri borsistici ufficiali, ossia in mercati alternativi alle borse vere e proprie, detti OTC, over the counter: si tratta di mercati creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite reti telematiche e che, di solito, non sono regolamentati.

La storia dei strumenti derivati

Alcune forme di strumenti derivati hanno origini antiche. In particolare, i contratti a termine erano usati anche ai tempi dei greci e dei romani e i primi mercati organizzati per il loro scambio risalgono al XVII e XVIII secolo. La notevole diffusione che questi strumenti hanno conosciuto a partire dalla seconda metà XX secolo è dovuta a vari fattori:

  • la fine, nel 1971, del sistema internazionale di cambi fissi per la caduta degli accordi di Bretton Woods, con il conseguente emergere del rischio di cambio;
  • gli shock petroliferi del 1973 e del 1979: gli improvvisi forti aumenti del prezzo del petrolio causarono una parallela intensificazione del rischio di mercato, sia per le ampie oscillazioni dei prezzi, sia per i conseguenti effetti sull’inflazione;
  • la globalizzazione dei mercati e la contestuale introduzione dei computer, che permettono di svolgere velocemente complessi calcoli di prezzi relazionati tra loro.

La prima notevole diffusione dei derivati si ebbe nel periodo 1989-1992, al termine del quale la loro consistenza complessiva arrivò a sfiorare i 20.000 miliardi di dollari. Si ebbe un rallentamento dopo le ingenti perdite accusate da grandi aziende, quali la Metallgesellschaft nel 1993 e la Procter & Gamble nel 1994, e il fallimento della Barings Bank nel 1995, ma l’espansione poi riprese. A dicembre 2010 il volume dei derivati – più esattamente, il valore complessivo delle attività sottostanti i derivati – ammontava a circa 670.000 miliardi di dollari, 601.048 dei quali per derivati over the counter (OTC), con prevalenza tra questi degli Interest Rate Swap (364.378 miliardi di dollari). Per un confronto, si può considerare che il PIL mondiale, intorno agli anni 2010, è stato stimato in circa 70.000 miliardi di dollari.

Le finalità dei strumenti derivati

Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per tre scopi principali:

  • copertura dei rischi (hedging);
  • speculazione;

La copertura dei rischi con strumenti derivati

In generale, si dice che chi acquista assume una posizione lunga, nel senso che acquistando una merce o un titolo si espone al rischio che nel tempo il prezzo di mercato diminuisca (compro a 90, ma la quotazione scende gradualmente a 80); al contrario, si dice che chi vende assume una posizione corta, nel senso che si espone al rischio di un rialzo del mercato (vendo oggi a 80, ma se avessi aspettato domani avrei potuto vendere a 85). La copertura dei rischi avviene assumendo una posizione lunga per bilanciare il rischio insito in un’operazione che comporta l’assunzione di una posizione corta, e viceversa.

Ad esempio, l’impresa A stipula un contratto che la obbliga ad acquistare fra tre mesi una certa quantità di caffè a un prezzo fissato (posizione lunga); il rischio consiste nella possibilità che fra tre mesi il prezzo del caffè risulti minore di quello fissato. Per bilanciare il rischio, l’impresa A assume una parallela posizione corta impegnandosi a vendere, ad un soggetto B che a sua volta si impegna ad acquistare, quella stessa quantità di caffè ad un prezzo un po’ superiore a quello fissato nel primo contratto. In questo modo l’impresa A rinuncia ai maggiori guadagni che deriverebbero da un forte rialzo del prezzo del caffè, ma si pone al riparo dal rischio di una sua diminuzione.

Tali impegni a vendere e acquistare a termine sono strumenti derivati nel senso che hanno un loro proprio mercato, ma eventuali guadagni e perdite scaturiscono da variazioni del prezzo del cosiddetto sottostante (nel caso dell’esempio è il prezzo del caffè), non del loro. Evidente la differenza con una azione: se si acquista un’azione, il fattore decisivo è il prezzo dell’azione stessa; se si acquista un derivato, ciò che decide è il prezzo del sottostante.

La speculazione con strumenti derivati

I derivati possono anche essere usati per scopi speculativi, sfruttando quello che in finanza è chiamato l’effetto leva. In generale, per effetto leva si intende il maggior guadagno rispetto al capitale proprio investito che si ottiene se un’operazione, che richiede un investimento di un certo ammontare, viene effettuata ricorrendo all’indebitamento per buona parte di quell’ammontare, se cioè l’operazione viene effettuata con l’impiego di una quota contenuta di capitale proprio (l’effetto positivo, peraltro, si ha solo se l’operazione ha successo).

Nel caso dei derivati, l’effetto leva consiste nel fatto che si assumono impegni o diritti ad acquistare o vendere versando importi che ammontano a percentuali molto contenute (orientativamente dal 2% al 7%) del valore del sottostante.

I vantaggi dei strumenti derivati

Restando all’esempio sopra proposto, il soggetto A che si impegna ad acquistare il caffè potrebbe non effettuare alcuna operazione di segno opposto per tutelarsi; potrebbe infatti essere convinto che il prezzo del caffè salirà nettamente fra tre mesi e scommettere, “speculare”, sul rialzo. Stipula quindi contratti che lo impegnano ad acquistare caffè a tre mesi a un prezzo fissato, versando una piccola percentuale dell’importo corrispondente. Se il prezzo del caffè risulterà davvero più alto fra tre mesi, lo speculatore A guadagnerà: potrà acquistare il caffè ad un prezzo inferiore a quello di mercato e rivenderlo così subito a un prezzo più alto.

Lo speculatore A potrebbe acquistare un derivato sul caffè, potrebbe cioè impegnarsi ad acquistare caffè tra sei mesi, per 5.000.000 di euro versando una somma iniziale di 100.000. Se tra sei mesi il prezzo del caffè risulterà aumentato del 10%, lo speculatore potrà acquistare caffè per 5.000.000 di euro rivendendolo immediatamente a 5.500.000 euro, con un guadagno di 500.000 euro. L’effetto leva consiste in questo: se non intervenisse il derivato e si acquistasse oggi a 5.000.000 per rivendere tra sei mesi a 5.500.000, si realizzerebbe un guadagno del 10%, equivalente al 20% su base annua; se invece si acquista un derivato, si impegnano solo 100.000 euro e il guadagno ammonta quindi al 400% su sei mesi, all’800% su base annua.

I rischi dei strumenti derivati

Andamento del prezzo del petrolio (in dollari al barile) dal 1971 al 2007. Tuttavia, si configurerebbe uno scenario nettamente diverso se il prezzo del caffè invece diminuisse. Lo speculatore A si troverebbe a dover effettuare l’acquisto a un prezzo più alto di quello di mercato. Non solo gli sarebbe poi difficile rivendere il caffè (in ogni caso, dovendolo vendere a un prezzo più basso, registrerebbe una perdita), ma potrebbe aver assunto un impegno eccessivo: l’importo da sborsare per acquistare il caffè sarebbe infatti nettamente maggiore di quanto aveva già pagato.

Da notare la differenza con un investimento in azioni. Se si acquistano azioni per 100.000 euro, la perdita massima che si può subire non può superare l’importo versato. Si può invece acquistare un derivato (si può cioè assumere l’impegno ad acquistare caffè, o altro) per 5.000.000 di euro versandone solo 100.000. Se però il prezzo diminuisse del 10%, da un lato per far fronte all’impegno si dovrebbero pagare 5.000.000 di euro, dall’altro rivendendo il sottostante (caffè o altro), si incasserebbero solo 4.500.000 euro, con una perdita di 500.000 euro pari a cinque volte la somma originariamente impegnata. Lo speculatore B rischia quindi di trovarsi in una situazione di insolvenza, di fallire.

È noto al riguardo il caso della tedesca MetallGesellschaft, che nel 1993 effettuò una simile speculazione confidando in un pronto rialzo del prezzo del petrolio, che stava calando, ma il prezzo invece continuò a diminuire. La società evitò il fallimento solo grazie a una operazione di salvataggio per 1.9 miliardi di dollari organizzata da 150 banche tedesche e internazionali.

L’arbitraggio con strumenti derivati

Un terzo uso è quello di effettuare arbitraggi. In tali casi, peraltro, si tratta essenzialmente di acquistare dove il prezzo è più basso per rivendere immediatamente dove il prezzo è più alto e l’effetto finale è quello di pareggiare i prezzi sui diversi mercati.

Le tipologie dei strumenti derivati

Nascono nuovi derivati ogni giorno, con diversi profili finanziari e diversi gradi di sofisticazione. In gergo, le tipologie standard vengono dette plain vanilla, mentre i tipi più complessi sono detti esotici. Le tipologie più note e diffuse sono:

  • futures;
  • forward rate agreement;
  • swap, soprattutto Interest Rate Swap e currency swap;

Cosa sono i Futures

I contratti futures sono simili a contratti a termine. Si tratta di contratti che comportano l’impegno ad acquistare o vendere merci o attività finanziarie ad una certa data e ad un prezzo prefissato. A differenza di un vero e proprio contratto a termine, i futures sono contratti standardizzati per quanto riguarda importi e scadenze e, inoltre, si riferiscono a merci o attività finanziarie indicate solo nelle caratteristiche (caffè di un certo tipo, non una specifica partita di caffè; titoli di Stato con una scadenza residua di almeno 15 anni, non necessariamente titoli quindicennali emessi oggi o ventennali emessi cinque anni fa). Si distinguono:

  • financial futures, che hanno un sottostante di natura finanziaria:
  • interest rate futures per i titoli a reddito fisso;
  • currency futures per le valute;
  • stock index futures per gli indici azionari;
  • commodity futures, contratti che hanno come sottostante generi alimentari (riso, caffè, cacao ecc.), metalli, petrolio ecc.

Cosa sono i Forward Rate Agreement

Il forward rate agreement, detto anche brevemente FRA, è un contratto mediante il quale due soggetti si impegnano a scambiarsi un importo in denaro che viene determinato sulla base della differenza tra un tasso fisso concordato (contract rate) e un tasso di riferimento quale il LIBOR.

Chi acquista un FRA si impegna a pagare un importo commisurato al tasso concordato, chi lo vende si impegna a pagare un importo commisurato al tasso di riferimento. Alla scadenza il regolamento avviene per differenza: se l’acquirente deve pagare 1000 e il venditore 1100, sarà il venditore a versare la differenza di 100 all’acquirente.

L’acquirente potrebbe essere un soggetto che ha contratto un debito regolato a un tasso variabile; se questo tasso sale, l’acquirente del FRA riceve dalla controparte un importo analogo ai maggiori interessi che deve riconoscere al suo creditore. Il venditore potrebbe essere un soggetto che ha erogato crediti a un tasso variabile; se tale tasso scende, riceve dall’acquirente un importo analogo ai minori interessi che percepisce dal suo debitore.

Cosa sono i Swap

In generale i contratti swap impegnano i contraenti a scambiarsi flussi monetari futuri. I due tipi principali sono gli interest rate swap e i currency swap.

In un interest rate swap i due contraenti convengono di scambiarsi flussi monetari periodici calcolati come interessi su un capitale nozionale di riferimento. In particolare, una parte si obbliga a pagare interessi calcolati su tale capitale ad un tasso fisso, l’altra si obbliga a pagare interessi calcolati a un tasso variabile.

A paga interessi secondo un tasso variabile (floating) a breve, ma preferirebbe un tasso fisso. B paga un tasso fisso (ad es. su obbligazioni emesse), ma preferirebbe un tasso variabile. Grazie all’interest rate swap sia A che B possono effettuare pagamenti secondo il tipo di tasso preferito. Normalmente ciò avviene grazie a un intermediario finanziario, come una banca, che trae il proprio guadagno da differenze nei tassi di interesse praticati ai due contraenti.

Per intendere la convenienza a contrarre operazioni del genere, si può pensare a due intermediari finanziari:

  • la banca A si indebita a breve (ad esempio sul mercato interbancario) ed eroga prestiti a lungo termine (ad es. mutui); si troverebbe quindi in difficoltà in caso di aumento dei tassi a breve termine;
  • la finanziaria B si indebita a lungo termine (ad es. emettendo obbligazioni) e presta a breve termine (ad es. finanziando l’acquisto di beni di consumo); si troverebbe quindi in difficoltà in caso di diminuzione dei tassi a breve termine.

Il contratto che può giovare a entrambi assume le seguenti caratteristiche:

  • la banca A si impegna a versare alla finanziaria B, per dieci anni, importi periodici calcolati come interessi a tasso fisso; ciò consente alla finanziaria di ottenere flussi che le permettono comunque di onorare il suo debito a lungo termine;
  • la finanziaria B si impegna a versare alla banca A, per dieci anni, importi periodici calcolati come interessi ad un tasso pari al LIBOR aumentato di mezzo punto; ciò consente alla banca di ottenere flussi che le permettono di sostenere l’onere dei prestiti contratti a breve.

Il contratto appena descritto viene detto coupon swap. Vi sono anche schemi diversi quali il basis swap, nel quale i due contraenti si riconoscono importi calcolati su due diversi tassi variabili, lo zero coupon swap, nel quale i flussi calcolati al tasso fisso vengono pagati in unica soluzione alla scadenza, ecc.

Gli interest rate swap sono di gran lunga i derivati più diffusi. A dicembre 2010 il loro valore complessivo (364.378 miliardi di dollari) era oltre la metà del volume totale dei derivati.

I Currency swap sono analoghi agli interest rate swap ma, oltre ad avere come oggetto lo scambio di flussi in valute diverse, prevedono flussi di capitali oltre che di interessi: vi è un iniziale scambio di capitali in valute diverse, poi un periodo di flussi di interesse, infine la restituzione dei capitali scambiati in origine.

Cosa sono le Opzioni

Le opzioni, a differenza dei futures, conferiscono al loro acquirente la facoltà, non l’obbligo, di acquistare o vendere il sottostante a una certa data (opzioni dette europee) oppure entro una certa data (dette americane), a un prezzo prefissato. Le opzioni call conferiscono la facoltà di acquistare, le opzioni put quella di vendere. Le caratteristiche principali sono:

  • l’attività sottostante, che può essere dei tipi più vari: merci, valute, titoli di Stato, indici di borsa, tassi d’interesse ecc., ma più spesso futures;
  • il prezzo d’esercizio, detto strike price;
  • la data di scadenza;
  • il premio, che rappresenta il prezzo di acquisto del contratto e viene tipicamente versato al momento della stipula.

Nel caso di un’opzione call europea, l’acquirente alla scadenza può scegliere se:

  • esercitare il diritto di opzione, acquistando il sottostante al prezzo d’esercizio, se questo risulta inferiore al prezzo di mercato;
  • rinunciare all’acquisto, nonché al premio versato, nel caso contrario.

Analogamente, nel caso di un’opzione put l’acquirente alla scadenza può scegliere se:

  • esercitare il diritto di opzione, vendendo il sottostante al prezzo di esercizio, se questo risulta superiore al prezzo di mercato;
  • rinunciare alla vendita, nonché al premio versato, nel caso contrario.

Nel caso di opzioni americane si può esercitare il diritto di acquistare o vendere anche prima della scadenza, si lascia decorrere la scadenza se non si è interessati.

In ogni caso, l’acquirente di un’opzione rischia al più il premio mentre può andare teoricamente incontro a guadagni di notevole entità.

Ben diversa e sostanzialmente opposta la posizione del venditore. Questi incamera sicuramente il premio, ma:

  • se vende un’opzione call, si impegna inderogabilmente a vendere il sottostante al prezzo d’esercizio, e ciò accadrà proprio quando questo risulterà inferiore al prezzo di mercato (dovrà vendere “sotto costo”);
  • se vende un’opzione put, si impegna inderogabilmente ad acquistare il sottostante al prezzo di esercizio, e ciò accadrà proprio quando questo risulterà superiore al prezzo di mercato.

Il venditore di opzioni, siano esse call o put, rischia quindi perdite teoricamente illimitate.

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